April 24, 2026

Intervista a... Il Club dei Bimbi di Quartiere!

Intervista a Silvia Didu, la Founder del Club dei Bimbi di Quartiere, che ci racconta com'è nata l'esperienza, perché e dove sta andando oggi.

Quando nasce il Club dei Bimbi di Quartiere e quale bisogno delle famiglie nei quartieri di Milano intercetta?

Silvia, Fondatrice del Club: Il Club nasce circa tre anni fa, quando sono diventata mamma. Vivere a Milano da adulti è semplice: ti muovi, esci, scegli. Poi arrivano i bambini e cambia tutto.
Ti ritrovi molto di più nel quartiere, nei parchetti sotto casa… e inizi davvero a viverlo. E lì mi sono resa conto di una cosa: è pieno di famiglie, con esigenze molto simili alle mie.
Ma ognuno è un po’ per conto suo. Il bisogno era molto semplice: creare occasioni vicine, nel proprio quartiere, per incontrarsi davvero.
Senza dover attraversare tutta Milano. Oggi il Club è attivo in diverse zone di Milano — Indipendenza/Porta Venezia, Quadronno/Porta Romana e Sarpi/Sempione — ma l’idea resta sempre la stessa. Creare momenti di gioco per i bambini e occasioni di aggregazione per noi genitori.

In che modo il Club rafforza il senso di comunità tra famiglie e bambini nei quartieri?

S: In realtà non partiamo dalle attività, ma dalle persone. Le attività sono un pretesto: una caccia alle uova, una pignatta, una lettura animata o un laboratorio…
Servono per creare un momento. I bambini iniziano a riconoscersi, e i genitori anche.
Si parla, si scambiano due parole, si scopre che si abita a due vie di distanza.
E da lì partono cose molto semplici: “ci vediamo anche domani al parco?”
Non sono le classiche attività. Dietro c’è sempre uno sguardo da mamma: penso a cosa può funzionare davvero per i bambini e per noi genitori. E poi mi affianco a professionisti — educatori, insegnanti, realtà del territorio — per costruire ogni volta qualcosa che abbia valore.

C’è un episodio che racconta bene lo spirito del Club e il valore dell’incontro tra famiglie?

S: Sì, mi viene in mente una mamma che mi ha scritto dopo un’attività in un quartiere nuovo.
Mi ha detto che era partita un po’ titubante, perché non conosceva nessuno.
Poi però, durante l’attività, si è creato un clima molto bello tra genitori e bambini. E alla fine mi ha scritto: “spero ci siano altre occasioni”. Per me è tutto lì. Non tanto nell’attività in sé, ma nel fatto che qualcuno si senta un po’ meno “solo” in città.

Quali visioni o prossimi passi immagini per far crescere il Club nei quartieri della città?

S: L’idea è continuare a crescere, ma senza diventare qualcosa di impersonale. Mi piacerebbe portarlo in altri quartieri di Milano, mantenendo però questa dimensione: piccoli gruppi, relazioni vere, presenza sul territorio.

E lavorare sempre di più con realtà locali — spazi, negozi, scuole — perché il Club diventi un punto di riferimento del quartiere. Non un calendario di eventi ma una rete di famiglie.

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